Calabria, a place to be …

Bello scoprire che la Calabria è al 37mo posto della classifica del New York Times dei posti da visitare nel 2017. E dire che in 36ma posizione ci sono le Maldive, così frequentate dagli italiani in tutte le stagioni. Per la sezione Travel del quotidiano americano la Calabria vince soprattutto per il cibo e i vini, con ristoranti come Dattilo, Ruris e la stella Michelin Antonio Abbruzzino.

Per Guido Piòvene, invece, “La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi,  si è divertito a mescolarli insieme”.

Per Giuseppe Berto “la Calabria è una regione difficile e i calabresi non sono gente facile. Potrebbe nascerne incomprensione, o addirittura odio, invece che amore. Tuttavia, è meglio correre il rischio di odiarci a vicenda conoscenodoci un poco, piuttosto che continuare a disprezzarci senza conoscerci affatto” (Intorno alla Calabria, edizioni GM, 1977)

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Un rischio che non si vorrebbe correre è quello dell’indignazione, per esempio contro chi ha nascosto lo scarico di una struttura alberghiera di lusso direttamente sulla spiaggia, da aprire in caso di mareggiata, tanto si sa che allora la gente in spiaggia non ci va né si stupisce se il colore del mare vira dal giallo al marrone, e non per il tramonto del sole sui fianchi dello Stromboli.

 

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O contro chi ha deformato un’antica fontana con un tubo in plastica per portare altrove pura acqua di fonte.

Poi ci sono le buone e ottime notizie, come quelle lette sul Venerdì di Repubblica e sul Sette del Corriere della Sera: per combattere il caporalato nella piana di Rosarno è nata l’associazione GreenLand che ha lanciato il progetto Aranciamoci; propone l’adozione di un albero d’agrumi per garantire a chi li cura e ne raccoglie i frutti un lavoro a condizioni eque (costa 90€ l’anno e dà in cambio 60 kg tra arance e mandarini), mentre a Cosenza l’ex sindaco Eva Catizone costituisce il gruppo d’azione Quartieri Tranquilli, nato a Milano, per animare la città, dal centro alla periferia, con iniziative di inclusione sociale.

 

 

Arance della salute

Tra qualche giorno torneranno sulle piazze italiane le Arance della salute, iniziativa dell’Airc per finanziare la ricerca sul cancro. Quest’anno i frutti non arriveranno come di consueto dalla Sicilia, ma dalla Calabria. Grazie alla collaborazione di Coldiretti Calabria, ne saranno messi in vendita oltre 274 quintali – agli agricoltori sono riconosciuti  15 centesimi al kg. – e se il ricavato sarà destinato alla ricerca, la visibilità sulle piazze servirà anche a combattere la catena di agro-mafie e capolarato e tenere accesi i riflettori su Rosarno e la piana di Gioia Tauro.

Quanto alle arance rosse siciliane, quest’anno festeggiano i primi 10 anni di un brand che ne ha fatto conoscere caratteristiche e virtù, salvandole dalla distruzione cui erano state destinate per anni – tranne che nel Sud, dove per tradizione non si butta via niente – perché non rispondenti ai criteri di grandezza, bellezza e colore a cui una dissennata politica di diseducazione alimentare ha abituato gran parte degli italiani.

Ottima iniziativa, da cui quest’anno è nato un nuovo paradosso. Per diventare rosse le arance, in Calabria come in Sicilia, hanno bisogno di freddo. E quest’inverno ce n’è stato davvero poco. Le arance rosse – battezzate con l’ameno nome di Rosaria – son partite come al solito alla volta deglla GDO del Nord, ma sono rapidamente tornate indietro perché non rispondenti alle caratteristiche su cui hanno ri-costruito la loro fortuna.

Dunque, un brand ha salvato le arance rosse dal macero e lo stesso brand rischia di accompagnarcele di nuovo – un prodotto che viaggia per 2.600 km su un camion su e giù per l’Italia di certo poi non si potrà dire fresco e ancora ricco delle sue proprietà nutritive e organolettiche – perché basato sulla costruzione di una mera notorietà, senza la capacità di approfondire la conoscenza.

 

Rosaria

 

In coda al museo

Il saldo positivo del 2015 – con le visite ai musei cresciute del 5,7% – è solo frutto delle porte aperte gratis nei musei? Forse, però anche gratis è un modo per cominciare a visitare un museo, non importa quale. Nella foto, scattata il 30 dicembre, milanesi e turisti in paziente attesa per entrare a Palazzo Marino e godere un capolavoro di Rubens.

Meno gratti, più vinci

Ho scovato sotto il cavalcavia Renato Serra a Milano l’esortazione, più creativa del solito pennarello, a risparmiarsi le pene del gioco compulsivo. Non è una cosa da poco, perché secondo dati del 2013, l’Italia è il secondo Paese al mondo, dopo l’Australia, che più gioca d’azzardo. E il solo azzardo di Stato nel 2013 ha portato nelle casse pubbliche  17,3 miliardi, frutto della tassazione sui giochi che in totale valeva 84 miliardi (di cui 47 da slot e 12 online) come se ciascun residente sul suolo italiano giocasse €219.

Uva, pomidoro e Social Footprint

Le morti da caporalato nelle campagne pugliesi vanno e vengono dall’informazione, la spesa la facciamo tutti i giorni. A settembre è tempo di uva – massima produzione in Puglia – e pomidoro – idem -, capire da dove provengono non è difficile, impossibile invece sapere se comprando si è complici dello sfruttamento di chi lavora nei campi e della concorrenza sleale che danneggia le aziende virtuose.

Ora c’è un’etichetta in grado di dire quanto sia sostenbile il processo produttivo. L’hanno messa a punto tre fra le maggiori società di certificazione con il sostegno della Presidenza del Consiglio e del Ministero dello Sviluppo Economico: è la certificazione Social Footprint – Product Social Identity, e può essere richiesta volontariamente dalle aziende. Appunto, volontariamente: eppure secondo dati GfK l’83% delle persone ritiene necessario tracciare le materie prime nella produzione di cibo. Magari sarebbe il caso di cominciare proprio da uva e pomidoro.

#HanaMI

Hanami in giapponese vuol dire ‘ammirare i fiori’ e in Giappone godere la fioritura primaverile è un’antica tradizione oltre che un’occasione per il turismo, interno e internazionale.

Sarebbe bello se fosse praticato anche in Italia – dove una volta almeno c’era la sagra del mandorlo in fiore, di cui ora non si parla neanche più, sospetto per assenza di mandorli – come consapevolezza collettiva della bellezza, soprattutto in città.

Faccio Hanami consapevolmente da molte primavere con una piccola macchina fotografica, a volte ormai con il telefono, ma solo per non perdere l’attimo. Adesso la mia pratica è diventata #HanaMI, per condividere la bellezza delle fioriture a Milano.

Quella nell’immagine è una magnolia soulangea che fiorisce lungo via Monferrato, a Milano.

Uno spazio per pensieri, idee, cose viste, cibo e altro ancora da differenti luoghi dell'Italia.

ripullulailfrangente

Il varco é qui?